Un sutra del Canone buddhista cinese, Chan mi yao fa jing al n° T15 – 613 e risale al V secolo.
Sutra _metodi_essenziali_segreti_di_meditazione-T613.pdf
Questo sutra è molto interessante perché è uno degli esempi di testo che riporta metodi di meditazione della scuola Vaibhasika o Sarvastivada del Kashmir (considerata una delle 18 scuole del Buddhismo antico) che coesistevano fin dalle prime fasi con la nuova visione ideologica Mahayana Madhyamika. Sembra che Kumarajiva, o i suoi discepoli o chi redasse questo s?tra, non intendessero tracciare una linea netta di separazione tra il cosiddetto Hinayana e il Mahayana e quindi abbiano deliberatamente evitato qualsiasi punto di vista contrastante; infatti non solo non sminuirono i risultati degli arhat, come invece accadde nei testi dei secoli successivi, ma anzi posero l’accento sulla loro realizzazione e sulla natura unitaria di tutte la tradizioni buddhiste, cercando soprattutto di mostrare i vantaggi degli insegnamenti che enfatizzano la vacuità. Questo testo tratta una particolare modalità meditativa: le “visualizzazioni”. Questo termine moderno rende bene il contenuto, ma ci pare poco opportuno usarlo in un testo di questo tipo, che usa di solito il carattere guan che può significare “immaginare, avere visioni”, e come termine tecnico nel Buddhismo indica la vipassana. Sono esposte molte meditazioni/visualizzazioni estremamente complesse e articolate, che forniscono un esempio delle modalità meditative in uso nella Cina del V secolo.